OmissisDi Maio torna a scuola, panico tra i professori

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La notizia vera sarebbe che Di Maio stamattina (ieri per chi legge) presenzierà ad un convegno intitolato “Merito e innovazione”: quella, invece, più «rumorosa» è che ad accoglierlo nella sua Pomigliano D’Arco potrebbe esserci la seconda ondata di proteste dopo quella che lo travolse un paio di mesi addietro quando fu invitato a parlare all’istituto tecnico “Bersanti”, sempre nella «sua» città d’origine. Stavolta, però, si tratta del liceo classico-scientifico “Imbriani”, la stessa scuola frequentata dal vice primo ministro, con risultati che lo stesso Di Maio ci ha abituati a riconoscere nel tempo.

C’è maretta, dunque, a Pomigliano, perché gli studenti hanno fatto già sapere che «i partiti devono stare fuori dalla scuola» e che, pertanto, «aver invitato il capo di un partito politico come Di Maio poco prima delle elezioni europee, significa favorirlo all’interno di una struttura pubblica». Il problema centrale, però, non è tanto quello della presunta mancata correttezza imputata alla scuola, quanto il fatto che agli studenti sarebbe stato vietato di protestare e manifestare il proprio dissenso rispetto all’iniziativa: di qui la decisione, assunta dall’Uds (Unione degli studenti, ndr), di non entrare oggi a scuola.


La miccia è stata accesa da una studentessa diciassettenne, la rappresentante d’istituto Maurizia Di Buono, che sulla propria pagina Facebook ha postato una lettera aperta indirizzata al pluriministro pomiglianese, subito rimbalzata da un profilo social all’altro, fino a creare un po’ di subbuglio sia nel liceo Imbriani che nella città stessa di Pomigliano D’Arco.
«Sono la rappresentante di istituto così come lo era lei tanti anni fa, ministro, e mi sento in parte responsabile di questa iniziativa promossa dalla scuola» esordisce Maurizia nel suo post prima di invitare gli altri ad un presidio innanzi ai cancelli dell’istituto.
«Non sono consentite contestazioni» – continua Maurizia- «e nemmeno semplici interventi da parte degli studenti. In sostanza ci hanno detto: io invito nella tua scuola chi dico io, tu ascolti e stai zitto senza fiatare. Ci hanno impedito di esprimerci, altrimenti ne pagheremo le conseguenze, ci abbassano i voti, dicono. E le libertà degli studenti? Dov’è il diritto di opinione?».
Non sappiamo, naturalmente, quanto di vero ci sia in tutto ciò ma considerando l’italico sentimento del flavianeo “soccorso al vincitore” non è tanto complicato considerarlo possibile, soprattutto in determinati contesti geo-politici. Il preside del liceo (ops…il “dirigente scolastico”) Domenico Toscano, replica alle accuse dalle colonne del Corriere del Mezzogiorno, sostenendo di «aver solo detto ai quattro rappresentanti di istituto che gli studenti hanno tutto il diritto di dissentire ma che dovranno farlo in maniera ordinata e civile, com’è nello stile di questa scuola». Nessuna minaccia di abbassare i voti o di altre azioni di rappresaglia da parte dell’Imbriani, certifica Toscano. Certo è che in una sorta di implacabile contrappasso, l’ex “contestatore” Di Maio si ritrova nuovamente contestato in casa, prima al Bersant” e oggi all’Imbriani.

La diciassettenne, poi, ne ha per Di Maio anche in termini più direttamente politici: «La invito, una mattina, a procrastinare i suoi impegni e venire con me a farsi un giro nella sua città. La porto a vedere in che condizioni sono le nostre scuole, gli studenti costretti a fare lezione con le coperte, anche quelli che la scuola, nonostante sia pubblica e idealmente gratuita, non se la possono permettere. Poi le mostrerò gli studenti dei Licei durante le attività alternanza scuola-lavoro; lei che verrà a firmare la proposta di alternanza al Mise forse non sa che molti di noi qui a Pomigliano la facciamo alla Fiat, il grande marchio che licenzia i nostri padri per permettere a noi di essere sfruttati». Inutile dire che una lunga teoria di commenti favorevoli ha chiuso lo scoppiettante post della ragazza pomiglianese indirizzata ad un miracolato conterraneo che oggi dovrà addirittura premiare gli alunni del liceo più meritevoli.
dal quotidiano “Libero” 

 

Peppe Rinaldi

Giornalista

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