ARCHIVIOLa clinica fuorilegge e le balle dei giornali

admin08/07/2014
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Bufala

A volte tocca mettere un po’ d’ordine nelle cose. Pur non volendo perché gli impegni e i problemi sono tanti, la paga non sempre entusiasmante (ma, grazie a Dio, c’è ancora) e i temi di interesse i più disparati. Quello sul centro medico psico-pedagogico “Ises” di Eboli -che almeno i cinque lettori di Cronache sanno cosa sia- è uno di questi, ed oggi tocca parlarne ancora seppur da una prospettiva diversa.

 

La faccenda attiene ai termini della democrazia (nientedimeno!) in materia di uguaglianza di ognuno dinanzi alla legge, di rispetto e tutela dei diritti dei disabili e dei più deboli, di parità di trattamento di soggetti diversi da parte di pubblica amministrazione, magistratura, burocrazia, politica, di tutela dei posti di lavoro. Insomma, dovrebbe essere miele per le papille di qualsiasi giornalista: non foss’altro per dimostrare il contrario, ove mai di ciò si trattasse. Le turbe mentali e l’onanismo psicologico dei retroscenisti li conosciamo a menadito e dinanzi al merito del problema assumono il ruolo che è loro più congeniale: il solito nulla.

Veniamo ora al dunque. Una delle ragioni per cui i quotidiani versano in una depressione paurosa da un po’ di tempo (nessuno escluso) è la scarsa qualità dei contenuti. Lasciamo perdere la grammatica, la sintassi e tutto il resto, che pure dovrebbero bastare a chiudere la discussione subito per gli stupri giornalieri che subiscono nell’impunità generale. E lasciamo da parte pure la determinante influenza sul declino causata da internet e social media, dalla crisi strutturale del settore, etc. Lasciamo da parte tutto questo universo e concentriamoci sul pretesto offertoci dall’affaire Ises per tornare sul tema.

Allora, cosa sia accaduto nella mente dei responsabili delle testate salernitane appare inspiegabile: smentite e/o precisazioni a notizie mai pubblicate prima e senza elementi di novità che potessero giustificarne la pubblicazione; fandonie autentiche bevute come acqua santa dai trascrittori locali (incolpevoli a prescindere se si considera l’offensività di una retribuzione da quinto mondo) e passate in pagina come se si parlasse d’altro, eccetera.

Ieri, sinceramente, abbiamo riso di gusto nel leggere i quotidiani locali, in particolare La Città e Il Mattino, edizione Salerno, sulla vicenda.

Dopo aver appreso che il sindaco di Eboli «ha cortesemente accettato l’invito» a partecipare ad una riunione con gli «esponenti provinciali» (di cosa?) i sindacati e «la proprietà» (proprietà de che se è una cooperativa?), apprendiamo che la situazione è sotto controllo e che entro il 10 luglio arriveranno altri soldi per pagare gli stipendi ai dipendenti. La qual cosa, se si realizzasse, non può che rallegrarci tutti, senza alcuna ironia. Anzi, se i lavoratori dell’Ises riescono a prendere tutto ciò che spetta loro prima del patatrac sarebbe ancora meglio. Per ora avanzano quattro mensilità -e il pagamento regolare delle spettanze è uno dei requisiti per l’accreditamento, non lo dice Cronache ma la legge- ma quando verranno a conoscenza dei flussi di danaro per il pagamento di amministratori con relativo “cerchio magico”, non si sa come andrà a finire. Probabilmente male, molto male, al netto dello tsunami che s’addensa all’orizzonte.

Ma secondo Mattino e Città è tutto ok, i loro lettori possono stare tranquilli sempre che abbiano capito di cosa si parli visto che nessuno li ha finora informati che si tratta di un centro fuori legge, senza autorizzazioni, quindi abusivo, che incassa soldi anche loro. Sapere, ad esempio, che il presidente ha incassato ufficialmente fino a 73mila euro l’anno (sono 6mila euro al mese) per la sola carica amministrativa e che altri 55/60 mila andavano ad un suo stretto congiunto ed altri; che circa centomila euro sono stati spesi in un solo mese * per l’acquisto di detergenti per comunità (ma dovevano pulire i padiglioni della Fiat-Chrisler a Detroit o qualche milione di metri quadri di aree di centri alluvionati?); che il gasolio per le proprie autovetture private era pagato con i soldi loro; che si sono inventati figure professionali non previste dalla legge pagandole fior di quattrini e qui ci fermiamo -per ora- ecco, quando i lavoratori dell’Ises che leggono – se leggono- tante scemenze messe insieme (come pure quelle sulla delocalizzazione, ormai la storia si sta facendo comica) il problema potrà diventare davvero di ordine pubblico.

Ma tanto -scrivono i due quotidiani- è tutto ok, tra poco arrivano altri soldi, il centro è a posto, «non sono state rilevate criticità» (questa le batte tutte) per non dire poi dell’esilarante «il Comune ha mandato la documentazione all’Asl, attendiamo risposte» inconsapevolmente ma impietosamente trascritto dal corrispondente del Mattino dalla bocca del sindaco di Eboli. Dei sindacati, della politica locale e delle rappresentanze istituzionali varie non parliamo, un po’ per carità, un po’ per risparmiare spazio.

Dunque i lettori del Mattino e della Città non hanno diritto a sapere invece che la partita Ises è una gigantesca questione che travalica il confine ebolitano. I lettori locali dei due quotidiani non hanno il diritto di sapere che la legge, nella loro città, non è uguale per tutti; che si è consumato un intreccio tragico e perverso di politica, burocrazia bassa ed alta, magistratura ordinaria e contabile, forze dell’ordine a vario titolo assorbite e chi più ne ha più ne metta. Eppure non serviva tanto coraggio -in fondo parliamo di un classico scandalo all’italiana- bastava leggersi qualche carta, farsi poche ma pertinenti domande che rimangono pur sempre il cuore del mestiere più bello -ma non per questo poco faticoso- del mondo.

Sia chiaro, qui nessuno è perfetto (a partire da chi scrive), anzi di cose da farci perdonare ne abbiamo una lista sconfinata. Ma che i nostri cari amici responsabili delle redazioni e delle pagine locali si siano distratti fino a questo punto, ecco, ciò non lo sospettavamo. Almeno non così presto.

Peppe Rinaldi (dal quotidiano “Cronache del Salernitano” del 6 luglio 2014)

* Per un imperdonabile errore di lettura delle fonti abbiamo scritto che il consumo è stato mensile: invece era annuale, il che rende verosimile l’impegno della spesa del centro in tal senso. Precisazione dovuta e scuse dovute pure al centro Ises per quanto concerne questo singolo aspetto dell’articolo. Una precisazione che s’intenderà estesa anche al quotidiano che ha ospitato l’articolo (pr)

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