ARCHIVIOL’azienda rifiuti fallisce: in 65mila costretti a tenersi la «monnezza»

admin19/02/2014
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Sacchetto spazzatura

E’ da quando mettiamo i piedi in terra al mattino fino al momento in cui richiudiamo gli occhi la sera che produciamo rifiuti. Almeno 18 ore ininterrotte di scarichi e consumi vari, tra cibo, vestiario, trasporti, salute, istruzione, ristorazione, igiene, sport, movimento, cultura, tempo libero e via dicendo. Bene: ora immaginate sessantacinque mila persone che, all’improvviso, tutto ciò che «producono» debbano tenerlo in casa o lasciarlo sul posto di lavoro perché un sindaco ha emanato un’ordinanza che vieta qualsiasi conferimento. Un incubo, si direbbe, oppure la solita emergenza rifiuti che da un ventennio allieta ora questa ora quell’altra zona della Campania? Le due ipotesi non si escludono a vicenda.

 

Siamo a Castellammare di Stabia, poco meno di centomila residenti se si considerano i flussi dai centri limitrofi, ex Stalingrado del sud per via degli storici cantieri di Fincantieri a pochi passi da Napoli e adagiata nella cornice della sempre incantevole costa sorrentina. Ma pure «Gomorra rossa», nomignolo mediatico di recente conio, dove il colore sta ad indicare due cose in una: il sangue lasciato in auto da un consigliere comunale del Pd (Tommasino) ucciso a colpi di pistola da un para-camorrista iscritto allo stesso partito (Catello Romano, oggi detenuto e convertito al buddhismo, in cella mangia solo cibi religiosamente corretti, come Libero ha già scritto mesi fa) e l’identificazione cromatica di una forza politica di chiara tradizione.

Ma è tempo di preoccuparsi meno del resto: del lavoro, della camorra, dell’economia, della scuola, dei servizi, della salute e del commercio, perché c’è da capire come una città di mare, tra l’altro, pensa di gestire gli scarti alimentari della pesca e del relativo commercio. Tanto per dirne una.

Ma cos’è successo al punto da superare in parossismo perfino la Napoli del duo Bassolino-Iervolino? Molto semplice, è fallita la “Multiservizi spa”, municipalizzata per l’igiene urbana che soltanto a pronunciarne ragione sociale e mission vien da ridere. Quindi non c’è nessuno che li raccolga questi rifiuti prodotti dagli stabiesi e, in base a un non meglio precisato ragionamento, bisogna pure tenerseli sotto il letto. Rigorosamente, pena solite sanzioni. Lo dice a caratteri chiarissimi il sindaco Nicola Cuomo (ovviamente del Pd) in un’ordinanza del 16 febbraio che dettaglia, tipologia per tipologia di rifiuto, le condotte da mantenere. Mantenere? Sì, in attesa dell’affidamento ad una nuova società -fanno sapere dal comune di Castellammare- che, peraltro, dovrebbe pure essere imminente, affidamento per sei mesi e bando estensibile ai paesi dell’Ue. Che in Italia esistano gare d’appalto, specie in questo settore, che possano far pensare alla parola «imminenza» è poi tutt’altro discorso. Non si capisce infatti come dopo una settimana di conservazione casalinga di ogni ben di Dio (sempre che venga rispettata) la situazione possa cambiare per il sol fatto che arrivi un’altra azienda. Le cose rischiano di protrarsi oltre, molto oltre. Per ora è così, poi si vedrà: e di cozze, pizze e taralli se non se ne venderanno per chissà quanto, è un problema che non riguarda nessuno. Almeno così sembra.

Vero è che sullo sfondo si consuma una lotta politica ferocissima che proprio sul terreno delle municipalizzate (vedi anche il caso delle terme di Stabia, pure fatte fallire, mancherebbe solo Finmcantieri ma non è comunale, per fortuna) e della relativa gestione cede il passo a qualsiasi ipotesi: c’è da far dimenticare l’esperienza del sindacato di Luigi Bobbio, magistrato ed ex senatore di An che aveva interrotto la ultra decennale catena del dominio di centrosinistra, buttato giù con la tipica congiura consiliare e non rieletto. Al suo posto oggi c’è un nipote dell’ex ministro Gava. In mezzo, anzi nelle case degli stabiesi, tanta spazzatura.

Peppe Rinaldi (dal quotidiano “Libero” del 19 febbraio 2014)

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