GIUSTIZIAOmissisL’accusa dei magistrati fiscali: “Equitalia è un ente usuraio”

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Alzi la mano chi non ha mai detto -o pensato- queste due semplici parole: «Equitalia usuraia». La società di riscossione più odiata dagli italiani, stavolta, la frase se l’è sentita dire non dal solito imprenditore schiacciato dal gioco perverso di tasse, pignoramenti e interessi misteriosi, e neppure dal semplice cittadino precipitato nel gorgo delle complicatissime pratiche di riscossione. No, ad accusare formalmente Equitalia spa a questo giro ci ha pensato addirittura la Commissione tributaria di Salerno che, dando ragione ed annullando una cartella esattoriale di un cittadino che aveva presentato un regolare ricorso, ha trasmesso gli atti alla procura della repubblica del posto chiedendo ai magistrati di verificare se dalla condotta dell’ufficio sia configurabile la fattispecie dell’usura. Ne ha scritto il quotidiano locale salernitano “La Città”.

 

In parole povere: Equitalia è stata denunciata per strozzinaggio da un altro pezzo di quello stesso Stato che essa pur incarna per via di una concessione. Aggio e interessi, secondo i giudici tributari della Campania, avrebbero superato la soglia individuata dalla legge oltre la quale «gli interessi sono sempre usurari» e, pertanto, l’obbligo di segnalazione all’autorità giudiziaria dinanzi ad un’ipotesi di reato, invero poco applicato stando alle statistiche italiane, è scattato contemporaneamente alla decisione della commissione di demolire la pretesa del delegato alla riscossione, cioè Equitalia. Certo, c’è sempre un grado d’appello cui verosimilmente la società farà ricorso (la Commissione tributaria regionale della Campania) ma è il principio stabilito in questo caso a suscitare un certo interesse, indipendentemente dal merito del problema specifico affrontato. Cosa farà la procura della repubblica di Salerno davanti a questa patata bollente che rischia di avere effetti a cascata su tutto il territorio nazionale ove mai l’aspetto penale fosse tecnicamente verificato dalla giustizia penale? Discorso complicato, altri tempi incalcolabili, ricorsi e controricorsi ma un punto fermo qualcuno inizia a fissarlo. Magari regalando “speranze” a quanti – centinaia di migliaia di italiani evasori fiscali non dolosi – hanno assaggiato l’indigesta pietanza della riscossione coatta.

Per la verità quello di Salerno sarebbe già un secondo caso analogo, sempre verificatosi nella medesima circoscrizione tributaria: nel 2016, infatti, Equitalia veniva già deferita all’autorità giudiziaria dalla commissione che chiedeva di far luce su alcuni «interessi pazzi» applicati in un’altra circostanza. Si attendono le decisioni. Allora si trattò di difendersi da una pretesa oggettivamente irregolare, nata da una iscrizione ipotecaria partita l’anno precedente (2015) sulla casa di un cittadino “evasore” senza che le cartelle esattoriali fossero state mai notificate: in pratica la società di riscossione preavvisava l’accusato che stava per pignorare l’immobile senza che l’accusato stesso avesse mai ricevuto alcuna contestazione specifica. La qual cosa, si sa, non è sostenibile in nessun ambito giuridico: ma siamo pur sempre in Italia, dove queste faccende spesso assumono un carattere relativo a seconda del momento, del posto, della composizione della commissione, della capacità di aggressione dell’agente e quella di difesa del cittadino, del momento politico e di quello economico complessivamente intesi e molto altro. Ora, però, è lo Stato che denuncia lo Stato perché agirebbe da usuraio, il classico corto circuito.

Si vedrà nei prossimi giorni come andrà a finire anche questa vicenda che, al momento, ha segnato un punto preciso nella giungla fitta di una normativa (e una pratica) che definire cervellotica appare a molti un elegante eufemismo.
dal quotidiano “Libero”

 

Peppe Rinaldi

Giornalista

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