ARCHIVIOIl Giffoni film festival non paga i creditori però gira in limousine

admin10/06/2014
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Giffoni-Film-Festival

«Giffoni riceve 7,5 milioni di euro ma restituiamo tre volte tanto ai nostri finanziatori in termini di indotto (…), per il 2016 contiamo di arrivare al 40% di sponsor privati». Sono parole di Claudio Gubitosi, inventore e direttore artistico del Giffoni Film Festival, pronunciate durante il forum organizzato dal Corriere del Mezzogiorno pochi giorni fa, dall’eloquente titolo “Festival, pochi fondi e troppi ritardi”. La traccia è sempre la stessa -a torto e a ragione – per chiunque si affacci sul palcoscenico delle attività culturali ed intenda organizzarne qualcuna: ci date pochi soldi e, soprattutto, ce li date in ritardo altrimenti faremmo di più e meglio. 

 

Concetto chiaro, esplicito, nessuna novità, credere sulla parola. Il Gff, del resto, è divenuto un brand conosciuto nel mondo proprio in virtù della geniale «visione» che il giovane Gubitosi ebbe 44 anni fa allorquando mosse i primi passi dell’avventura del festival del cinema per ragazzi. Poi gli anni sono passati, l’originalità s’è fatta standard, lo stesso modello educativo, rovesciato rispetto al canone tradizionale del rapporto docente/discente, ha mostrato limiti e ceduto il passo alle luci, ai colori, alle suggestioni, ai cotillons del cosiddetto mondo dorato del cinema. Sono così entrati in scena -è il caso di dire- i sindaci, gli assessori e gli onorevoli con i figli da inserire in giuria, burocrati e via dicendo. I ragazzi in quanto tali, da «formare» facendoli giudicare film, c’entrano un po’ meno, ma va bene così. Diciamo.

Ciò che al contrario sembra mostrare il fianco è la situazione finanziaria del Gff nonostante le cospicue rimesse -negli ultimi tre circa 3,5 milioni all’anno- del Fondo sociale europeo, del Mibac, della Regione Campania, della Provincia di Salerno, del Comune di Giffoni Valle Piana e della Camera di Commercio. In ritardo, pochi (?) ma pur sempre soldi pubblici erogati per una manifestazione di valore socio-culturale. Come in effetti è sembrato essere il Gff nel corso di tutti questi anni. Da qualche tempo, però, c’è qualcosa che non quadra, nel senso che 26 dipendenti non percepiscono lo stipendio. Da ben 18 mesi. Troppi per chiunque, esattamente come -a volerla dire tutta- sembra esagerato proprio il loro numero: una struttura con tanto personale assunto a tempo pieno (non contiamo cioè i collaboratori saltuari) per un lavoro che dura, realisticamente, una sola settimana all’anno, appare quantomeno sproporzionata. Si dirà: ma lavorano 280 giorni, il tour è costante, si gira il mondo, c’è il cinema aperto in loco, il teatro. Può darsi: sta di fatto che un problema di gestione finanziaria e di flussi di danaro pubblico torna prepotentemente al centro in quanto non ci sarebbero soltanto tutti quei lavoratori «aggratis». Il Gff, cioè, pare non onori i debiti con ristoratori, fotografi, fornitori di beni e servizi vari, albergatori e via dicendo. Libero ha potuto visionare solo una parte dei circa 250 decreti ingiuntivi (si vai dai 10mila ai 100mila euro e passa, conti aperti, in un solo ristorante, per circa 40mila euro ed altro ancora) peraltro esecutivi, emessi dal tribunale su istanza dei creditori. I pignoramenti vanno avanti -l’ultimo appena cinque giorni fa- con successive, stravaganti vendite e/o acquisti all’asta su cui pure ci sarebbe da appuntare l’attenzione.

C’è poi Equitalia, qualche ente previdenziale e chissà chi altri. Se si pensa che il direttore artistico sembrerebbe aver scaricato i costi di una sola notte in un hotel extralusso di Roma (all’incirca 700 euro, vedi altro articolo in pagina) servizio limousine e colazione in camera e, contemporaneamente, si osserva tanto «panorama finanziario», ecco che viene naturale farsi qualche domanda.

In parole povere, ciò che sarebbe un disastro conclamato per qualsiasi impresa e che impedirebbe di fatto ogni erogazione pubblica, nel caso del Gff sembra non accada. Il che è un bene se si considera il valore culturale in termini astratti e generali ma un gran male, nello specifico, per il danno concreto e materiale al circuito dell’indotto causato dalla disparità di trattamento operata da quello stesso Stato che con una mano finanzia e con l’altra stanga (prova a stangare) il medesimo soggetto. Roba all’italiana insomma.

Un imprenditore del posto che vantava un credito di circa 100mila euro dal Gff, non solo non li ha mai avuti ma si è pure ammalato, oltre ad essere tecnicamente fallito: l’uomo, disperato, scrisse una lettera a Giorgio Napolitano (che Libero ha visionato) che di Giffoni Valle Piana è cittadino onorario e del Gff dichiarato estimatore, per farsi almeno ascoltare da qualcuno, vista la cortina di silenzio che sovrasta la manifestazione su certi argomenti. Risposta? Nessuna.

Peppe Rinaldi (dal quotidiano “Libero” del 10 giugno 2014)

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