ARCHIVIONapoli, processo a Berlusconi: scintille tra Ghedini e Woodcock

admin27/02/2014
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Woodcock Di Pietro Ghedini

L’esordio è di quelli tipici in processi così -come dire?- originali: radicamento della notizia di reato e conseguente individuazione dell’ufficio giudiziario competente, schermaglie tra accusa e difesa per la prevalenza della propria tesi. Che altri magistrati, colleghi di quelli che incarnano la pubblica accusa, dovranno poi dirimere.

 

Esattamente ciò che è accaduto ieri nell’aula 110 del tribunale di Napoli, dove è andata in onda la seconda puntata del processo sulla cosiddetta compravendita dei senatori da parte dell’ex premier Berlusconi per far cadere il governo Prodi nel 2008. Una vicenda che i manuali di storia fanno risalire a circa due anni prima, vale a dire poco dopo le politiche del 2006 vinte dal prof bolognese grazie ai famosi 23mila e rotti voti arrivati in extremis, rocambolescamente e di notte, proprio dalla Campania (su cui mai nessuno ha avvertito l’urgenza di indagare) e che, invece, secondo le previsioni accusatorie, s’è verificata nell’immediatezza di quel liberatorio voto di sfiducia al governo italiano che arrivò a tenere insieme Prodi, Luxuria, Pecoraro Scanio, Diliberto e Mastella. Il tribunale si è riservato di decidere se è la «propria» procura quella competente o, al contrario, quella romana come sostengono i difensori di Berlusconi e Valter Lavitola.

L’Idv, rappresentata da un avvocato d’eccezione come Antonio Di Pietro (assente ieri) è stata esclusa come parte civile, così come alcuni cittadini (ovviamente anche loro Idv) di Macerata ed Ancona che s’erano sentiti violati nei loro diritti civili e politici appena appresa la tragica «verità» dalla bocca di De Gregorio, cioè che egli si fosse venduto al Cavaliere per tre milioni. Il Codacons è stato escluso, così pure altre siglette minori di «danneggiati», mentre il Senato, presieduto anch’esso da un ex pm che aveva avvertito analoghe necessità, ha avuto il via libera. 
Forza Italia è stata invece ammessa con riserva -dopo la richiesta di Sandro Bondi– come «responsabile civile» che è altra cosa rispetto alla parte civile: ma qui è probabile che la scelta derivi da decisioni del Cav in relazione al proprio collegio difensivo. Il quale ha battagliato non poco ieri con i pm Woodcock e Vanorio, non solo sulla competenza territoriale (De Gregorio i soldi della «corruzione» li avrebbe, secondo il capo di imputazione, incassati a Roma) ma pure sull’oggettiva insindacabilità delle scelte parlamentari.  Un furioso Ghedini ha detto: «E’ singolare che la procura voglia anche decidere le strategie difensive».

Se ne riparlerà il 12 marzo quando la I sezione penale deciderà su ambedue le questioni. Un collegio che ha già cambiato il presidente: quel Nicola Russo non solo anni addietro sostenitore di Prodi ma in tempi recenti accreditato come probabile leader di centrosinistra in una gara elettorale locale. Poi non se ne fece nulla. 

Peppe Rinaldi (dal quotidiano “Libero” del 27 febbraio 2014)

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